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← Diario di Lucia Rossi

Il lino ama l'umidità: perché d'autunno il telaio canta meglio

03 ottobre 2026

Il filo di lino secco è fragile e dispettoso. Con la prima umidità d'autunno diventa docile. Mia nonna lo sapeva senza igrometro.

C'è un momento, tra fine settembre e ottobre, in cui il telaio cambia voce. Il colpo del pettine suona più pieno, il filo di lino smette di spezzarsi a ogni capriccio. Mia nonna diceva che il lino "beve l'aria", e aveva ragione: la fibra assorbe l'umidità e diventa più elastica, più forte in tensione. D'estate, nei mesi secchi, tessere il lino è una trattativa continua: si inumidiscono le mani, si tiene una bacinella d'acqua sotto l'ordito, si lavora all'alba. Da ottobre in poi la fibra collabora. Per questo le tessiture tradizionali sarde concentravano i lavori fini — i tovagliati, i corredi — nei mesi freddi, e lasciavano all'estate la lana, che dell'umidità si cura molto meno. Quando preparo l'ordito per le lezioni d'introduzione, scelgo apposta un lino rustico: chi tesse per la prima volta deve sentire la resistenza del filo, capire quando sta per cedere. È una cosa che nessun video può insegnare: passa dalle dita, non dagli occhi. Il tovagliato a cui sto lavorando ora — rombi e losanghe, ordito a 12 fili al centimetro — uscirà dal telaio a dicembre. Il tempo giusto delle cose fatte a mano.
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